
I Salesiani hanno
iniziato la loro opera in Vietri da più di 50 anni. I “Salesiani di
don Bosco” (già Società di San Francesco di Sales), sia sacerdoti
che laici consacrati (coadiutori), dediti all’educazione e alla
formazione degli adolescenti e giovani, soprattutto a rischio,
nacquero nel 1859 a Torino, ad iniziativa del sacerdote Giovanni
Bosco (1815-1888), che dal 1841 operava tra i ragazzi torinesi
accogliendoli in oratori, e per i quali istituì anche scuole
professionali.
Nel 1950 la Signora Laura de Giovanni, duchessa di Carosino, donò
tutta la proprietà di Vietri, già dei duchi Caracciolo di Martina,
ai figli di Don Bosco, con la finalità di farne un centro educativo
della gioventù vietrese. Dopo qualche mese dall’erezione canonica
dell’oratorio “San Filippo Neri” (28 marzo 1952), la casa cominciò a
operare nell’ambiente.
La scelta dei salesiani fu consigliata alla duchessa dal fratello,
gesuita, che riteneva più opportuna per le classi meno agiate la
presenza salesiana rispetto all’impostazione organizzativa e
pedagogica della Compagnia di Gesù.
La villa e il parco, pur essendo un complesso invidiabile quale casa
di villeggiatura o struttura turistica di accoglienza, così come si
presentava non poteva corrispondere alle esigenze di una struttura
oratoriana. Basti pensare che si dovette inizialmente spianar del
terreno all’interno del parco per creare un campetto di pallone; per
le funzioni liturgiche dovette essere utilizzato un ambiente al
piano terra del palazzo. Le sale di ricreazione e di incontri furono
ricavate in ambienti già adibiti a rimessa e depositi.
Il parco fu trasformato in modo radicale: furono creati due campi
giochi, una serie di viali, un piccolo belvedere. La precedente
vegetazione, della quale restarono alcuni alberi, fu sostituita da
aiuole e da alberi di piccolo fusto. Lo spazio occupato dal terreno
agricolo coltivato fu utilizzato per costruirvi il teatro (per
alcuni anni rimasto allo stato rustico) e la sovrastante chiesa di
S. Maria Ausiliatrice. I lavori si svolsero grazie alla tenace
volontà di don Giuseppe Villani.
Negli anni ’60 era stata progettata una nuova trasformazione di
tutta la struttura in una casa salesiana di carattere
internazionale; al progetto aveva contribuito l’architetto Pier
Luigi Nervi. Si prevedeva l’ab-battimento e la ricostruzione del
palazzo secondo le moderne tecniche, per ricavare ambienti
comunitari e residenziali. Sul campetto piccolo si sarebbe
realizzato un complesso polifunzionale sportivo coperto (piscina,
basket). Fermo restante l’originale destinazione oratoriana, la
struttura si sarebbe aperta ad incontri culturali e sportivi e ad
accoglienza residenziale. Per difficoltà nel reperimento delle
risorse finanziarie l’iniziativa - che assieme alla fabbrica
Solimene progettata da Paolo Soleri, avrebbe costituito, pur in un
delicato discorso di impatto ambientale, una indubbia emergenza
culturale e turistica del luogo - non ebbe seguito.
Nel primo decennio di attività l’oratorio salesiano impresse alla
pastorale giovanile un nuovo ritmo; basti accennare, oltre alle
attività ricreative interne, l’organizzazione di pellegrinaggi e
gite a carattere regionale, interregionale (Roma in particolare) e
nazionali (Toscana, Piemonte, ecc.), che furono occasioni per
ampliare gli orizzonti culturali e di esperienze in un periodo in
cui il turismo era ancora una pratica elitaria.
L’oratorio salesiano, che riusciva ad utilizzare canali governativi
ed ecclesiali (ministeri, Pontificia opera di assistenza), è stata
soprattutto per i primi anni anche un’agenzia assistenziale e di
beneficenza. Chi non ricorda il panino che veniva distribuito dopo
le preghiere serali, o il “Mottino” domenicale?, le pesche ed i
sorteggi con premi in oggettistica e dolciumi? Venivano consegnati
indumenti ed altri generi di necessità, soprattutto subito dopo
l’alluvione del 1954. Alla fine degli anni ’50, nei mesi di luglio
ed agosto furono organizzate colonie marine per i ragazzi
dell’oratorio, con consumazione della prima colazione e del pasto;
si effettuava la balneazione, con la presenza di un bagnino
autorizzato, alla spiaggia della Crestarella, che si raggiungeva via
terra o con una barca navetta. Negli anni successivi furono
organizzate campi scuola estivi nel bergamasco (Lago di Endine), per
i futuri animatori
Ma lo spazio per i giochi, ed in particolare per il calcio, è stata
una costante dell’attività educativa salesiana; il salesiano agisce
nel “cortile”, sia quale assistente ed animatore del gioco
spontaneo, sia nel suscitare la pratica dello sport organizzato.
Anche a Vietri i ragazzi hanno avuto l’opportunità di cimentarsi nel
gioco del pallone in tornei oratoriani, interoratoriani, sotto le
insegne della “Jugend” (dalla metà degli anni ’60).
I salesiani della prima ora, che gli ex-allievi più anziani,
ricordano con affetto sono stati, oltre don Villani: don Luigi Rocca
(prematuramente scomparso in un incidente stradale), don Luigi
Violante, don Michele Todisco, don Carmine Sciullo (medaglia
d’argento al valore civile per l’opera di soccorso prestata nei
giorni del nubifragio dell’ottobre 1954), don Marino Cecconi.
|
 |
In coincidenza con
l’apertura del Concilio Vaticano II la direzione dell’opera fu
affidata a Don Antonino Valastro (1962-1968), a cui seguirono
nell’ordine: don Gennaro Comite (1968-1974), don Antonio Pelle
(1974-1977), don Antonio De Ciccio (1977-1978), don Pietro Savastano
(1978-1984), don Luigi Cosato (1984-1985), don Antonio Granozio
(1985-1995). In seguito la direzione della casa e la cura della
pastorale giovanile sono state affidate alla famiglia di cooperatori
laici, coniugi Concetta Apolito e Mario Zecchino.
La presenza salesiana, per più di un decennio, di fatto era
diventata l’unico referente nell’associazionismo e pastorale
giovanile maschile, sia per il carisma, che per contingenti motivi
dovuti all’andamento della parrocchia (il parroco Casaburi era già
avanti negli anni, ed a lui successe una fase di vacanza nella
titolarità della parrocchia). Le associazioni maschili parrocchiali
(Azione cattolica, Boy scouts) vennero ad esaurirsi. Il nuovo
parroco Magliano, grazie anche all’utilizzo del Centro sociale pose
le basi di una ripresa attorno alla chiesa parrocchiale (banda dei
ragazzi, attività ricreative, teatrali, ecc.).
Non sempre si è riusciti a trovare il giusto equilibrio, nei
rapporti parrocchia-oratorio salesiano, tra specificità del carisma
di don Bosco e responsabilità della parrocchia che risponde al
vescovo della pastorale di tutto il territorio di giurisdizione.
Negli anni ’60 si era ipotizzata anche una divisione del capoluogo
di Vietri tra due parrocchie, di cui una da affidare ai salesiani.
In seguito invece, furono gli stessi salesiani a declinare, per
motivi interni di utilizzo delle proprie risorse umane, la richiesta
del vescovo di assumersi anche la responsabilità della parrocchia di
San Giovanni, dopo la scomparsa del parroco Magliano. Indubbiamente
l’accoglimento della proposta avrebbe comportato un cammino
pastorale più unitario.
|
 |
Nei primi anni i ragazzi che frequentavano l’oratorio con una certa
continuità vennero organizzati in Compagnie, secondo la consolidata
prassi salesiana: ad ogni biennio, dopo l’iniziazione cristiana e la
prima comunione, corrispondeva un diverso inquadramento (San
Domenico Savio, San Luigi, Santissimo, Immacolata (per gli studenti)
o San Giuseppe (per i giovani apprendisti e lavoratori), Circolo Don
Bosco. Dopo il completamento degli studi e/o dopo il servizio
militare ci si iscriveva all’associazione Ex-allievi. Le compagnie
avevano un presidente laico, designato dai salesiani, e un sacerdote
assistente, che garantiva la formazione. Il tesseramento avveniva
ogni anno durante la festa dell’Im-macolata, alla quale si fa
risalire la nascita dell’oratorio di Don Bosco .
Questa impostazione subì quasi subito una variante, che segnò il
primo decennio di pastorale giovanile oratoriale. Don Villani, anche
se non ancora Direttore dell’oratorio, volle fare della Compagnia
dell’Im-macolata un gruppo trasversale, ammettendo i ragazzi di
diversa età che si impegnavano ad una più assidua frequenza con
compiti liturgici (ministranti, coro) ed organizzativi, ed a vivere
all’interno della struttura e soprattutto fuori secondo una regola
più severa. Questa situazione, che agli occhi degli oratoriani
appariva originale rispetto alle esperienze degli altri oratori del
territorio campano, con i quali ci si confrontava, produceva
sentimenti di rispetto misti ad invidia. Di fatto si era creato un
doppio binario, all’interno della stessa massa oratoriana iscritta;
un divario che si manifestava anche nei momenti di pellegrinaggi o
turismo culturale.
Tra le ultime iniziative di don Villani va ricordata la mostra per
il primo decennale dell’oratorio: dalla lettura dei pannelli,
preparati con perizia grafica e comunicativa dal salesiano studente
di teologia don Bergamin e dal giovane Pietro Filoselli, per i
giovani che avevano vissuto quelle esperienze soltanto pochi anni
prima sembrava che fossero passati decenni; le foto dei lavori
dell’oratorio, della costruzione della chiesa e della loro
inaugurazione, e delle prime gite anche nel nord Italia, sembravano
aver rimesso l’orologio indietro di molti anni.
Nelle domeniche invernali venivano salesiani studenti di teologia a
collaborare nell’assistenza ai ragazzi e nelle cerimonie liturgiche;
durante l’estate il rapporto era più intenso, anche con salesiani
stranieri (es. don Mendoza, don Rodriguez), che contribuivano ad
ampliare i momenti formativi, ricreativi e di crescita umana.
Una prima svolta nella conduzione dell’oratorio avvenne nell’autunno
1962 con l’avvicendamento dei direttori: a don Villani subentrò don
Antonino Valastro. Fu il momento dell’apertura del Concilio Vaticano
II, che suscitava nei giovani impegnati nella chiesa e nel sociale
molte speranze per un ringiovanimento delle strutture e per un nuovo
modo di porre il messaggio cristiano. La riforma liturgica sembrava
dischiudere un’era di maggiore partecipazione dei giovani e dei
fedeli a riti in precedenza comprensibili ai soli addetti ai lavori.
Al gruppo in precedenza riunito nella compagnia dell’Immacolata, che
concepiva il proprio essere cristiano e si impegnava nell’oratorio
con maggiori motivazioni, si aprirono orizzonti nuovi: personalità
del mondo ecclesiale e della cultura cattolica, il dibattito
conciliare divennero oggetti ravvicinati. Tra gli strumenti di
formazione furono introdotti esperienze di cineforum, di educazione
musicale, di dibattiti su problemi giovanili, ecclesiali e sociali.
Fu fatta l’esperienza dei momenti di riflessione mutuando il metodo
dei Gruppi di Rinascita. Un gruppo di oratoriani si riunì dando vita
ad un giornale ciclostilato, che suscitò per i temi trattati anche
un confronto di politica cittadina . Fu intensificato, anche per il
ruolo all’interno dell’Ispettoria salesiana, il rapporto con le
altre realtà salesiane campane con la partecipazione attiva a
convegni ispettoriali e incontri di formazione. Nel bergamasco
(Santa Brigida) alcuni giovani oratoriani vietresi parteciparono ad
un corso triennale di magistero catechistico organizzato dalla
stessa Ispettoria.
Pur attingendo a nuove fonti culturali, e metodologie più
aggiornate, l’impostazione pedagogica iniziale di don Valastro
tendeva comunque a creare, con l’illusione di allargarla a tutti,
una palestra di giovani oratoriani motivati, lasciando ai margini
sporadiche fasce di frequentatori saltuari: potremmo considerare che
la vecchia impostazione si muoveva forse con maggiore senso della
realtà rispetto alla nuova che pure voleva ispirarsi a moderni
indirizzi. Di fatto si ricreò, su nuove basi culturali e di
autocoscienza, la precedente situazione, che sembra ineludibile: un
gruppo motivato leader e la massa che segue in modo più o meno
assiduo, utilizza le strutture, riceve messaggi che comunque
serviranno nel futura vita familiare e professionale.
Inoltre anche con la direzione di Don Valastro furono reintrodotti i
punti che in precedenza si assegnavano per la frequenza alle
celebrazioni ed incontri formativi, e che determinavano il
conseguimento di gratificazioni; alla nuova formula fu dato il nome
di “olimpiadi oratoriane”, che grazie ad una pacifica competizione
tendeva a stimolare la frequenza, formazione e la partecipazione
alla vita oratoriana.
L’obiettivo di Don Bosco era di formare “buoni cristiani ed onesti
cittadini”; a questo compito si sono rivolti gli sforzi degli
educatori salesiani. L’oratorio di Vietri ha svolto un ruolo nella
educazione dei giovani finalizzata ad una presenza, oltre che nella
famiglia, nel lavoro, nel sociale e nella politica .
Anche nel campo vocazionale di vita consacrata la presenza
dell’oratorio ha dato i suoi frutti: per quanto riguarda le
vocazioni salesiane la comunità vietrese ha espresso due missionari
(don Gennaro Tesauro impegnato in Brasile, don Salvatore Avallone
che opera nel Madagascar) e la suora delle Figlie di Maria
Ausiliatrice, Rita Raimondi.
L’ambiente esterno nutriva apprezzamento per i giovani che si
formavano all’oratorio, ed il loro ruolo nella comunità vietrese e
nei posti di responsabilità professionali era di indubbia valenza.
Già prima del Sessantotto gli oratori salesiani dovettero affrontare
una grossa problematica di sopravvivenza. Le vecchie compagnie
apparivano stanche ed obsolete e gli esperti proposero un nuovo
cammino: i giovani si sarebbero aggregati non più per età sotto un
vessillo, ma indipendentemente dall’età si sarebbero inseriti in
gruppi di interesse (vangelo, liturgia, cinema, teatro, turismo,
sport, filatelia, ecc.) con partecipazione contemporanea a più
gruppi. Gli interessi avrebbero dovuto fungere da volano per una
presenza motivata all’interno dell’oratorio e la formazione si
sarebbe svolta ad un gradino più alto.
Mentre andava sperimentandosi questa nuova fase si dovette far
fronte ad una nuova emergenza pedagogica, rappresentata dalla
formazione mista dei due sessi, risolta nella gestione di don Comite.
Nel passato la formazione scolastica prevedeva classi separate di
maschi e femmine, a meno che le condizioni logistiche le rendesse
impraticabili; altrettanto la formazione religiosa, anche se le
manifestazioni esterne e di culto prevedevano la contemporanea
presenza di ragazzi e ragazze. La struttura salesiana per decenni
non si era posto il problema, perché dall’origine rivolta ai ragazzi
e giovani maschi. Le donne partecipavano alla vita oratoriana, da
cooperatrici se adulte, e da frequentatrici, indipendentemente
dall’età, a controllate passeggiate nei viali, alle funzioni
liturgiche nella chiesa, aperta anche al culto pubblico .
Già 1966, proprio per superare questa situazione che poneva
limitazioni a proficui scambi culturali ed a rapporti amicali, un
gruppo di giovani oratoriani, dopo un’esperienza comune con coetanee
(raccolta di fondi in tutto il territorio comunale per la carestia
in India) individuò un percorso cultuale nuovo, non organico né
contrapposto all’oratorio e/o alla parrocchia, ma “laico”. Il nuovo
organismo aperto a tutti i giovani che ne condividevano lo spirito
si denominò “Gruppo giovani vietresi”: pur vivendo una stagione
ristretta servì a stemperare il clima ed a facilitare in seguito
l’ingresso a pieno titolo delle ragazze all’interno dell’oratorio
con comuni assunzioni di responsabilità attive e passive di
formazione e di frequenza.
Anche l’oratorio sperimentò le prime forme di manifestazioni aperte
al territorio di carattere laico, organizzate da giovani interni
dell’oratorio (vedi Festival della canzone).
Ma indipendentemente dall’averlo presagito e di essersi attrezzati
con un clima di maggiore apertura al nuovo, le agenzie di formazione
ecclesiale, dopo il Sessantotto, hanno dovuto subire l’urto che a
vari livelli ha investito la società (secolarizzazione,
scristianizzazione, rifiuto dell’autoritarismo, ecc.), per cui gli
argini in precedenza preparati sono stati rotti dalla fiumana
impetuosa.
L’oratorio ha vissuto per molti anni, nonostante la buona volontà
dei sacerdoti responsabili, senza un progetto ben definito, ma
sforzandosi di proporre alla comunità vietrese, giovane e adulta,
un’offerta formativa ed uno spazio di aggregazione. Coesistevano
all’interno dell’oratorio, e nei suoi pressi (vedi gruppo di
Cristiani per il socialismo) varie esperienze tra di loro non più in
sintonia. I vuoti di impegno giovanile furono occupati da persone
adulte (né allievi, né ex-allievi), con inevitabile confusione di
identità della struttura, tendente più al fare, all’organizzare
simulando organismi pro-loco. Anche la presenza di un giovane
sacerdote, quale don Mario Tarallo, si distinse più per un certo
movimentismo, che per una reale incidenza sull’ambiente. D’altro
canto in quegli anni anche a Vietri si dovettero affrontare nuove
emergenze pedagogiche (vedi l’introduzione della droga) che
mettevano i resposanbili educativi in una posizione più di difesa
che di propulsione.
Quest’onda lunga coinvolse anche don Antonio Granozio, ultimo
salesiano sacerdote che si sacrificò , quasi generale senza
esercito, sia per mantenere viva la fiaccola della salesianità, sia
per portare a termine i lavori di ristrutturazione della casa.
Secondo i programmi della congregazione, dopo l’impegno di don
Antonio Granozio, la casa è stata affidata alla famiglia di
cooperatori salesiani salernitani (Mario Zecchino, economo- Concetta
Apolito, responsabile) per tutto quanto attiene alla pastorale ed
alla logistica; è garantita per l’esercizio del culto domenicale e
festivo la presenza di un sacerdote. Attualmente la gestione – sulla
base di linee programmatiche fissate dal Consiglio oratoriano - è
allargata ad un equipe della quale fanno parte Carmine D’Amico,
Alfonso Gargano, Suela Preka, Maria Giordano e Franco Solimene.
I campi di intervento sono la formazione cristiana (tra cui la
catechesi per adulti), animazione liturgica, animazione missionaria,
l’attività culturale (es. cineforum), l’attività sportiva (PGS). Tra
le esperienze significative, oltre l’ordinaria formazione ed
animazione, si segnala la pubblicazione del giornalino (Insieme con
gioia), curato da Chiara D’Amico e Pietro Filoselli,
l’organizzazione di campi scuola e di attività ricreative ed
aggregative estive. Nella casa è presente l’Unione ex-allievi,
presieduta da Pietro Filoselli.
Il centro giovanile salesiano è di facile accesso con i mezzi
pubblici da Salerno e da altri centri del territorio ed è sito in
posizione panoramica sul golfo di Salerno. La chiesa, per la sua
architettura ed ubicazione, è scelta da numerose coppie per la
celebrazione del loro matrimonio.
Dagli anni ’70 sia il campo, che la chiesa ed il teatro, in uno
spirito di servizio alla collettività, sono stati messi a
disposizione del Comune per l’organizzazione di manifestazioni
culturali, concerti e spettacoli. Basti ricordare in questa sede il
concerto del 1972 dell’Orchestra del Teatro di San Carlo, in una
delle sue prime attività di decentramento regionale che suscitò
particolare stupore.
Una parte dei viali, non più indispensabili alle attività oratoriana,
è stata ceduta al comune che vi sta realizzando una villa comunale.
Un piano del palazzo è stato messo a disposizione della Provincia,
che vi ha allocato la Fondazione Manuel Gargaleiro con una mostra
permanente di arte ceramica internazionale contemporanea. Di recente
sono stati effettuati lavori di ristrutturazione al teatro, per
renderlo agibile secondo le nuove norme, da parte del comune, al
quale è stato ceduto in comodato. Si stanno completando lavori di
manutenzione straordinaria alla chiesa e di recupero di ambienti più
idonei per le attività culturali e pastorali, per garantire il
normale prosieguo dell’attività oratoriana.
[Su] |