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di Chiara D'Amico
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Titolo originale: |
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Io non ho paura |
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Nazione: |
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Italia |
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Anno: |
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2002 |
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Genere: |
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Drammatico |
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Durata: |
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109' |
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Regia: |
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Gabriele Salvatores |
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Sito ufficiale: |
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www.iononhopaura.it |
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Cast: |
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Diego Abatantuono,
Dino Abbrescia,
Aitana Sánchez-Gijón |
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Distribuzione: |
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Medusa |
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Uscita: |
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14 Marzo 2003 (cinema) |
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“Io non ho paura”…l’
esortazione coraggiosa che Michele fa a se stesso, passo
dopo passo, in un percorso difficile, fatto di “mostri”
e ostacoli da superare.
Una sfida che lo porta ad andare
anche contro gli
interessi della famiglia
stessa e a scegliere coraggiosamente da che parte
stare: essere per Filippo,
il mostro-bambino che con il tempo scopre vero amico o rimanere in silenzio e
appoggiare le azioni del padre,
l’uomo che insegnava a “diventare grandi”… a forza di
flessioni???
Quasi da subito, seguendo
l’ingenuo istinto di bambino, Michele è attratto dal
“morto nel fosso”, guardando con stupore una prigionia
che riesce a spiegarsi
solo usando la fantasia.
Coinvolto più che mai dall’esperienza
sofferente e ingiusta
di Filippo, l’intrepido Michele si avventurerà nel suo
mondo.
Ed è splendida la scena
dell’uscita dei due dal fosso in cui chiaramente si può
leggere la gioia della
libertà e la scoperta
di essere in fondo
semplicemente due bambini,
che giocano, ridono, corrono tra i prati, vivono
serenamente l’innocenza
della loro età.
E soprattutto sanno essere veri amici,
capaci di aiutarsi a vicenda senza chiedere nulla in cambio…
non come lo “storico amico del cuore” di Michele che
tradirà il suo segreto per l’euforia di un “gioco
vietato” che è la guida.
E poi il finale,
un equivoco che segna le coscienze e invita alla
riflessione:
l’immagine di un padre stretto al
figlio colpito per errore.
Michele ha fatto di tutto per salvare
l’amico: ha sconfitto
le sue paure di bambino, ha disobbedito all’autorità del
padre, si è sottratto alla sorveglianza dei carcerieri
di Filippo, ha rinunciato alla sua cerchia di amici pur
di frequentare il piccolo nel fosso.
Niente lo ha fermato,
nemmeno il rischio forte di perdere la vita.
Sentiva di essere nel giusto e ha
rischiato fino in fondo, rimanendo fedele alla propria
identità.
E
ha vinto, addirittura
due volte: ha salvato
Filippo dai suoi
aguzzini e grazie all’impegno nelle dure prove della
vita… Michele è
cresciuto.
Ora si che è davvero in cammino,
sulla strada giusta…per diventare grande! |
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Titolo originale: |
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Billy Elliot |
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Nazione: |
|
Gran Bretagna |
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Anno: |
|
2000 |
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Genere: |
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Drammatico |
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Durata: |
|
110' |
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Regia: |
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Stephen Daldry |
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Sito ufficiale: |
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www.billyelliot.com |
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Cast: |
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Julie Walters, Jamie Bell, Jamie Draven. |
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Produzione: |
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Working Title Films, BBC Films in
associazione con l’Arts Council of England. |
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Distribuzione: |
|
Uip |
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Uscita prevista: |
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23 Febbraio 2001 (cinema) |
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L’intrepido percorso a ostacoli
con vittoria finale del piccolo Billy Elliot che a
discapito dei pregiudizi riesce ad affermare la
propria personalità, coronando il sogno di
diventare ballerino.
Una passione che Billy scopre e
accetta gradualmente, mettendo da parte i “luoghi
comuni” che destinavano solo alle “femminucce e ai
finocchi” la dolce impresa della danza.
Perché quando balla, Billy si
sente “elettricità”, turbine di leggerezza che lo
porta quasi a librarsi nell’aria, a volare in
alto, su, su, fino al Cielo… dalla sua amata mamma,
scomparsa da poco.
La situazione in famiglia è
difficile: una nonna malata (e che guarda caso da
giovane voleva fare la ballerina!) a cui badare; papà e
fratello maggiore alle prese con uno sciopero che piano
piano logora e divide l’intera famiglia… e in più il
piccolo Billy e la sua “strana passione”, sintomo di una
diversità umiliante.
Tutto sembra suggerire a Billy di
lasciar perdere, di rassegnarsi al suo destino,
addirittura negando e nascondendo la propria identità.
Eppure, anche volendo, Billy non
riuscirà a rinnegare la danza, sarà il suo corpo
stesso a ribellarsi a ritmo di musica, nella
splendida scena in cui tenta di dimostrare al padre il
suo valore di ballerino. Ballerà, salterà, girerà in un
modo quasi goffo e bizzarro in apparenza…un modo che
però è il suo modo di essere.
Solo così, convincerà il padre e i
maestri della commissione del suo talento: gridando a
suon di musica, l’unico linguaggio che sa usare per
esprimere alla grande una passione devastante che lo
chiama a ribellarsi.
E poi… un finale meraviglioso:
è suo padre, il più grande ostacolo ai suoi sogni, a
combattere al suo fianco. Mettendo da parte orgoglio e
pregiudizi lo appoggia incondizionatamente,
arrivando perfino ad ammetterlo pubblicamente davanti
alla commissione.
Soprattutto comprende e sa dare
a Billy ciò che gli darà la forza di lasciare la sua
terra e ricominciare da zero con un sogno nel cuore:
la fiducia, il sentirsi accettato per quello che è
davvero…e per quello che assolutamente vuole
diventare.
Ed è splendida la scena finale in
cui, anche simbolicamente, si evidenzia il valore
del gesto del padre: per permettere al figlio di
coronare il proprio sogno, metterà da parte
l’esigenza di combattere per una situazione
lavorativa più dignitosa. Arrivando finanche a tradire
le speranze del figlio maggiore, abbandonerà la
protesta e riprenderà a lavorare, a risparmiare, a
sacrificarsi nel buio di una squallida miniera.
Ma alla fine… rivedrà la luce,
quella accecante della nuova stella che è suo
figlio.
Soprattutto rinascerà come uomo,
riemergendo dalla condizione di sacrificio (scena scale
mobili) per riacquistare dignità agli occhi del mondo.
Un riscatto che lo porterà a piangere di gioia
nell’ammirare stupito il giovane forte e vigoroso
(primo piano spalle) che suo figlio è diventato.
E Billy trionfante su quel palco
salterà…volerà…affermerà la propria
vocazione.
E coronerà un sogno grande, che
l’ha visto si soffrire, combattere, rinunciare… ma che
l’ha reso anche libero di essere
semplicemente la splendida persona che è! |
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Titolo originale: |
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La vita è bella |
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Nazione: |
|
Italia |
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Anno: |
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1997 |
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Genere: |
|
Commedia
Drammatico |
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Durata: |
|
128' |
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Regia: |
|
Roberto Benigni |
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Cast: |
|
Roberto Benigni
Nicoletta Braschi,
Giorgio Cantarini, Giustino Durano,
Sergio Bini Bustric |
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Produzione: |
|
Gianluigi Braschi
e Elda Ferri |
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Distribuzione: |
|
Cecchi Gori |
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Quando la voglia di vita è
più forte della pazzia della morte…
La storia di un amore che nemmeno
l’inferno dei lager riesce a stroncare.
Un orrore che Guido rappresenta al
figlio come un gioco, nella speranza di preservare la
sua innocenza di bambino.
Giosuè, infatti, protetto e
guidato dall’esempio del padre, interpreterà la
devastazione che lo circonda come una stramba gara a
premi, sopportando le fatiche che ne conseguono,
allettato dall’idea di vincere un “carro-armato vero”.
Splendida la scena della
“traduzione fraintesa”, tentativo disperato di Guido di
acquistare agli occhi del figlio la credibilità
necessaria a motivarlo nella simulazione. Perché Guido
farà di tutto per salvargli la vita, anche se questo
significa rinunciare alla propria.
E lo stesso farà per Dora,
la moglie che non ce l’ha fatta a rimanere estranea alla
tragedia, che ha voluto “entrare in gioco” e
vivere un orrore che per ragioni di sangue non le
sarebbe toccato ma che il cuore deciso le ha imposto di
scegliere.
Un campo di spettri
umiliati, sterminati, offesi nella loro dignità di
uomini. E “gerarchi di pietra”, automi infernali
programmati su un unico ordine, inalterabile,
imprescindibile: UCCIDERE.
Sprezzanti di ogni sofferenza, i
“cattivi cattivi che urlano” verranno infatti
rappresentati dall’abile regista quasi privi di
umanità, spersonalizzati e addirittura
ridicolizzati (scena della traduzione e della
disperazione del dottore). Non coglieremo mai le loro
sensazioni, né ascolteremo le loro ragioni… quasi non
ci appariranno uomini!
E in questo “caos di esistenze”,
la patetica disperazione del dottore nazista,
emblema dell’assurdità che soggiaceva alla
tragedia: insensibile al massacro in atto, ciò che
riesce a turbarlo è la non risoluzione di un banale
indovinello! (Della serie “un problema è grande solo
quando è il mio!”) Incredibile ma vero, a lui non
importa niente dello sterminio in corso, quel massacro
di anime non sembra appartenere alla sua esistenza. Il
suo dramma…è di ben altro tipo: una
filastrocca da riuscire a completare! E per risolvere il
suo problema arriverà perfino a chiedere aiuto al povero
Guido che incredulo lo guarderà distrutto…
L’assurdità di un carnefice che implora la sua vittima!
Un capolavoro il finale:
l’assurda condanna di una presunta
diversità lascia il posto alla magia della vita
che, incurante di ogni intolleranza razziale, fa il suo
corso, affermando su tutte la splendida “razza uomo”.
Soprattutto, in primo piano, il sacrificio di un padre
che diventa dono di vita per il figlio, un
“regalo di compleanno” dall’inestimabile valore.
Un gioiellino di film che riesce a
“far ridere di lacrime” e ci porta, fin dalle prime
battute, a riflettere su quanto sia insensata la
pretesa di riconoscersi superiori, arrivando perfino
ad arrogarsi il diritto di decidere della vita di
qualcun altro. Un film che parla alle coscienze
chiedendo loro di ricordare l’inferno che è stato e di
lavorare affinché ogni giorno, in ogni tempo, ciascuno
di noi possa dire finalmente… “la vita è bella!” |
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Genere |
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Sci-Fi/Fantasia |
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Regista: |
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Henry Selick |
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Interpreti: |
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William Hickey, Catherine O'Hara, Chris
Sarandon, Paul Reubens,
Glenn Shadix |
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Durata: |
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1 hr 15 mins |
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Produzione: |
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PG |
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Distribuzione: |
|
Image Entertainment, Inc. |
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Titolo originale |
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Armageddon |
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Produzione |
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USA 1998 |
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Regia |
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Michael Bay |
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Interpreti |
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Will Patton
Billy Bob Thornton
Ben Affleck
Liv Tyler
Bruce Willis |
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Durata |
|
150 |
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Genere |
|
Fantascienza |
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